Virgy











{12 Settembre, 2008}   COMPITINO 8

E’ confortante sapere che nella nostra facoltà si pensa molto al rapporto professore-allievo, perchè effettivamente nel nostro percorso di studi occorrono persone motivate e disposte al dialogo e al confronto con gli studenti……..ma soprattutto aperte al fatto di potersi migliorare attraverso il rapporto con gli allievi. Avere come “guida”persone motivate , mai annoiate e disponibili, ci offre tanti stimoli e, almeno per quanto mi riguarda, mi fa sentire meno sola davanti alle scelte e ai compiti che mi trovo ad affrontare nel mio corso di studi, ma sostenuta in parte da qualcuno. E poi trovo che l’obbligatorietà della frequenza ai corsi, requisito quasi esclusivo della nostra facoltà, insieme a poche altre, aiuti molto gli studenti a cercare e trovare nell’università non solo un luogo dove si acquisiscono nozioni in modo unilaterale, ma in cui si partecipa anche attivamente ai propri percorsi di studio. Infatti, sebbene l’obbligo di frequenza possa sembrare a prima vista gravoso, in realtà favorisce l’integrazione e l’instradamento degli studenti, laddove questi non comprendano che frequentare tutti i corsi è una loro risorsa e non un dovere vincolante.



{12 Settembre, 2008}   COMPITINO 5

Ripenso alle mie professoresse di matematica delle medie e del liceo: la prima terribile, non ci spiegava niente, ma esigeva che capissimo tutto da soli, per pura intuizione. Solo per la paura che ci incuteva, non riuscivamo a pensare a niente di logico o di utile, tranne a chi sarebbe toccato un gravemente insufficiente quel giorno.

Per quanto riguarda la professoressa del liceo, non posso dire se fosse o meno una buona insegnante, perchè la mia classe (del liceo classico) non le ha dato la possibilità di fare il suo lavoro: ho potuto constatare purtroppo che chi fa il classico ha la ferma convinzione di potersi sbarazzare della matematica, che si possano e si debbano fare tutto il resto delle materie (soprattutto greco e latino) senza la matemetica, inutile e dispendiosa suppellettile.

Questo mi è dispiaciuto molto, perchè non sono certo tra quelle che hanno fatto il classico per disfarsi della matematica.

Comunque ritengo che le situazioni problematiche hanno sempre costituito una motivazione importante nel processo d’apprendimento. Favoriscono lo sviluppo del pensiero matematico: creativo, critico-analitico e sistematico. Il fatto di doversi destreggiare in una situazione nuova implementa la ricerca di connessioni, collegamenti, tra ciò che già si sa e ciò che si vuole scoprire, favorisce l’applicazione del sapere, è un fatto motivante soprattutto per i più dotati, è un’occasione per matematizzare un contesto reale, per creare modelli matematici.

Siccome l’alunno per interiorizzare il sapere deve vedere l’utilità di ciò che apprende, bisogna trovare problemi che scaturiscano dalla vita quotidiana e dalle esperienze reali vicine ai ragazzi.

Inoltre non bisogna farsi ingannare dal carattere elementare delle prime cocoscenze sui numeri e sulle figure: la consapevolezza del contesto culturale ampio in cui si collocano queste nozioni è una delle chiavi per insegnare bene la matematica di base e per migliorare il rendimento degli studenti. Il compito del maestro non è quello di “addolcire” la pillola della matematica, da sempre considerata amara, con alleggerimenti degli obiettivi didattici. La matematica elementare presenta sfide intellettuali che sollevano naturalmente l’intelletto dei bambini ed è su questo che deve far leva chi insegna per iniziarli alla disciplina.

I matematici Richard Courant e Herbert Robbins iniziano un loro libro classico intitolato “Che cos’è la matematica”con queste parole: “come espressione della mente umana, la matematica riflette la volontà attiva, la ragione contemplativa, e il desiderio di perfezione estetica”. Il compito- senza dubbio impegnativo- della matematica  è educare le persone alla contemplazione e alla bellezza”.



{11 Settembre, 2008}   11 SETTEMBRE: IO NON DIMENTICO

Avevo 13 anni; era un pomeriggio di settembre, vacanze finite, ricominciava il solito tran-tran giornaliero; stavo preparandomi per andare a pallavolo quando il telefono squilla: è mio padre che mi incita ad accendere la televisione.

“Che canale?”Chiedo io; “va bene qualunque canale”mi risponde lui.

Io e mia mamma accendiamo la tv: davanti ai nostri occhi c’è una scena apocalittica: caos, fumo, polvere, gente che scappa, e le Twin Towers che non ci sono più……solo tre anni prima ci eravamo saliti, avevamo ammirato New York da lassù…….cosa stava succedendo?Nessuno lì per lì riusciva a spiegarselo, e forse neanche oggi, 11 settembre 2008, tra mille supposizioni e certezze, riusciamo completamente a capire.

Sicuramente non solo quel giorno è morta tanta gente tutta insieme, ma l’eco di quell’avvenimento ci scuote ancora perchè il terrorismo ha colpito un simbolo dell’Occidente, di quel mondo che era abituato ormai da tanto tempo a vedere così tanti uomini uccisi da altri uomini solo in paesi lontani, per faide tra fazioni più o meno sconosciute……

L’eco di quell’avvenimento c’è ancora perchè ovunque, bene o male, tra fatalisti e  non, si è insinuata la paura del terrorismo, di qualcosa di misterioso, oscuro, quasi innaturale, ma soprattutto inaspettato……

Perciò non dimentichiamo quanto possa essere distruttivo l’uomo, perfino contro se stesso, attraverso questo episodio, uno dei tanti, ma certamente, per eco riscossa, per il luogo in cui è accaduto,  per i fantasmi che ha suscitato, per le conseguenze che ha avuto nel mondo, il “kolossal”degli altri “film horror” che tanta gente ogni giorno ci propone.



{11 Settembre, 2008}   COMPITINO 3

Mi sono “baloccata” un pò con Pub Med: all’inizio ero un pò disorientata perchè per esempio ho provato a digitare le parole “dengue” o “tumore delle cervice uterina”e mi sono comparsi una serie di studi tutti rigorosamente in inglese e pieni di percentuali e numeri…….insomma, tutti studi epidemiologici e clinici, e niente (a quanto mi pareva all’inizio)sui sintomi, decorso, cause, ecc. di queste malattie.

Inoltre i traduttori da Internet non svolgevano proprio ottimamente il loro lavoro……….

Comunque non mi sono arresa (chi la dura la vince) e ho cercato notizie sugli effetti del fumo di sigarette, dato che sono circondata da accaniti fumatori (mia madre e il mio ragazzo): ho trovato informazioni utili e esaurienti ma soprattutto interessanti……Ho scoperto per esempio che:

-diversi studi hanno mostrato che il fumo materno nella gravidanza è rapportabile ai disordini comportamentali ed emotivi nella discendenza: è inquietante!

-Il fumo di sigaretta, insieme al colesterolo, ha il più alto rischio attribuibile per infarto del miocardio.

-Il diabete ha una base genetica, ma riconosce anche fattori di rischio associati allo stile di vita, compreso il fumo di sigarette: questo diminuisce i livelli di insulina a digiuno e influenza la distribuzione del tessuto adiposo. Può risultare tossico anche per le cellule pancreatiche che producono l’insulina.

-Il rischio relativo di cataratta aumenta dal 60 al 100% nei fumatori rispetto ai non fumatori.

Sembra banale e scontato dirlo e ridirlo: ma perchè essere masochisti e fumare?



Sì, va bene.
Siete venuti a Firenze per farvi i vostri bei giri (e brutte code) ai musei. Avete deciso di andare a Palazzo Pitti per poi stressarvi al giardino di Boboli (e solo lì vi renderete conto di quanto sia calda Firenze d’estate!)
Siete stati bravi! Cosa vi è rimasto di tutte le ‘nfilate di dipinti- pregevoli senza dubbio!- che avete guardato? Forza, cercate di ricordare….
I vostri occhi sicuramente avranno goduto coi colori di Tiziano o la preziosità di Raffaello, ma è poca cosa rispetto all’impatto emotivo che vi propongo. Siete lì. Avete percorso via Guicciardini e non avete degnato di uno sguardo la chiesa che domina la piazzetta. E’ la chiesa di Santa Felicita; non è niente di che, è vero, ma provate ad entrare…..
Ecco subito sulla destra la cappella Capponi
Ecco soprattutto Pontormo
Non importa se questo nome non vi dice granchè. Lasciate perdere i manuali o i percorsi turistici.
Fatevi guidare dagli occhi. E dal cuore.
E’ una piccola cappella, raccolta, che andrebbe visitata al mattino, quando la luce solare entra ed illlumina i volti stralunati ed estatici dei personaggi.
E’ la stessa luce che Jacopo Carucci detto il Pontormo- dal paese d’origine, Pontorme, presso Empoli- aveva ben presente nello studio plastico delle figure.
In questa cappella- già Barbadori-, acquistata da Ludovico Capponi nel 1525, lavorò per tre anni il genio tormentato e dannato di Pontormo e venne affiancato nella volta dal giovane Agnolo Bronzino.
Già vi siete resi conto della grazia e della disperazione presenti nella parete di fondo .La grazia dell’affresco con l’annunciazione fa da cornice al dramma della tela della Deposizione (o meglio del Trasporto di Cristo al sepolcro)
L’angelo che annuncia a Maria la buona novella non si è ancora posato e il suo manto di un colore caldissimo quale è l’arancione è ancora gonfio di una brezza non divina ma naturale,terrena.Il bellissimo volto di tre quarti crea un precedente per tanta pittura barocca.
Ma a parte questo- che fa di Pontormo un precursore – come poter restare indifferenti di fronte alla luce solare delle pelli che coincide con quella del sole vero? E la Vergine, allora? Spaventata e vezzosa, accenna un sorriso che è dentro di lei, come dentro di lei si sta compiendo il miracolo della vita.
La grazia e la leggerezza subito scompaiono nel tormento e groviglio di corpi della Deposizione.
Lo vedete voi stessi: questa è una composizione tutta giocata sul contrasto di colori caldi e soffusi quali il rosa e l’arancio e freddi e spenti quali il metallico azzurro ed il verde di alcune vesti.
Ed ancora.. quello che forse ci colpisce è lo sguardo dei personaggi che si rivolgono a noi come per ricordarci quanto sia fraterno il dolore. Non importa se non esistono prospettiva o realismo nelle pose dei corpi: qui si racconta una tragedia, quella di una madre- la figura più maestosa ,e tutta vestita di freddo azzurro- che si vede strappare il figlio il cui corpo è senza peso, senza peccato. Si racconta la mesta disperazione di un omicidio già consumato ma di un lutto non ancora elaborato.
Noi, poveri uomini, assistiamo inermi al misfatto e siamo tutti lì, insieme a quel personaggio un po’ nascosto con la barba rossa all’estrema destra del dipinto.
E’ lo stesso Pontormo, che firma questo capolavoro chiamandosi dentro la tragedia: la passione di Cristo è diventata “compassione”, sofferenza comune e non è un caso che Pontormo , sensibilissimo, chiuda la sua esistenza solitario, nella follia.
Altri uomini, sulla volta della cappella raccontano il dramma: i quattro magnifici evangelisti, racchiusi in tondi. San Luca e San Giovanni, opera del Pontormo, guardano altrove (al centro della volta un tempo c’era l’immagine del Padreterno), mentre Bronzino ci offre due splendidi ritratti di giovani (San Matteo e San Marco) che cercano con lo sguardo la nostra complicità. Il più pacato – e nello stesso tempo malinconico e commosso- è sicuramente l’apostolo Marco.
Resterete abbagliati dalla grazia , dai colori di delicatezza floreale, da come da un’immagine possa scaturire così forte il senso della vita e della morte.
Dopo aver visto QUESTO Pontormo sarete così pieni, sazi, commossi da non desiderare nient’altro .

Ma non basta: ecco davanti a voi un’altra deposizione, quella del Rosso Fiorentino, altro pittore manierista; lui usa colori metallici e stridenti, confrontateli con quelli del Pontormo!      



eccetera